Puoi lasciare il cellulare sulla scrivania. Ma non puoi lasciare le tue emozioni fuori dalla porta.
Quando entriamo in ufficio non smettiamo improvvisamente di essere persone.
Portiamo con noi entusiasmo, ambizione, insicurezza, paura di sbagliare, bisogno di riconoscimento, frustrazione, stanchezza, motivazione e aspettative.
E tutto questo entra, inevitabilmente, nelle nostre relazioni professionali.
Per questo parlare di performance senza parlare di persone significa osservare solo una parte di ciò che accade realmente all’interno di un’azienda.
Dietro ciò che quotidianamente succede in azienda ci sono persone che interpretano ciò che succede attraverso il proprio vissuto e il proprio stato emotivo.
Ed è proprio qui che la gestione delle emozioni sul lavoro diventa una competenza fondamentale.
Per molto tempo nel mondo professionale è passata l’idea che essere “professionali” significasse lasciare fuori emozioni, fragilità e problemi personali.
Oggi questa concezione sta finalmente cambiando, anche perchè le emozioni non funzionano come un interruttore.
Un collaboratore che si sente poco valorizzato potrebbe partecipare meno alle riunioni.
Un manager sotto pressione potrebbe comunicare in modo più brusco.
Una persona che teme il giudizio potrebbe evitare di proporre un’idea.
Un conflitto mai affrontato può trasformarsi in distanza, rigidità o scarsa collaborazione etc…
Questo non significa che ogni emozione debba essere espressa senza filtri.
Significa imparare a riconoscerla, comprenderla e gestirla, prima che sia lei a determinare il nostro comportamento, sul lavoro e non.
Questa consapevolezza fa una differenza enorme.
Come abbiamo detto gestire le emozioni non significa reprimere ciò che proviamo ma piuttosto sviluppare consapevolezza.
Quindi prima ancora di chiedersi “Come faccio a non sentirmi così?”, può essere molto più utile domandarsi:
Che cosa sto provando?
Che cosa ha attivato questa reazione?
Come sto comunicando in questo momento?
Quello che sto facendo mi sta aiutando a ottenere il risultato che desidero?
Spesso tra ciò che accade e la nostra risposta esiste uno spazio che non siamo abituati a vedere.
È proprio in quello spazio che possiamo iniziare a scegliere.
Nel lavoro questo significa, ad esempio, riuscire a ricevere un feedback senza viverlo automaticamente come un attacco oppure affrontare una conversazione difficile senza trasformarla in uno scontro.
Possiamo scegliere attentamente le parole, ma il modo in cui ci sentiamo continua a comunicare.
Lo fa attraverso il tono di voce, la postura oppure attraverso il silenzio.
Per questo comunicazione efficace e gestione emotiva sono due competenze strettamente collegate.
Immaginiamo un responsabile che dica:
“Se avete un problema, la mia porta è sempre aperta.”
Ma che ogni volta che qualcuno espone una difficoltà risponda con irritazione, impazienza o giudizio.
Quale messaggio arriverà realmente al team?
Probabilmente non quello espresso dalle parole.
La qualità della comunicazione interna dipende anche dalla capacità di riconoscere il proprio stato emotivo e comprendere come questo influenza gli altri.
Un leader non influenza il proprio team soltanto attraverso obiettivi, procedure e decisioni.
Influenza anche il clima relazionale nel quale le persone lavorano.
Un responsabile che reagisce costantemente con tensione può creare un ambiente nel quale le persone iniziano a proteggersi.
Parlano meno.
Propongono meno.
Nascondono gli errori.
Evitano il confronto.
Al contrario, una leadership capace di ascoltare, comunicare con chiarezza e affrontare le difficoltà senza trasformarle immediatamente in conflitti può creare condizioni completamente diverse.
Non significa essere sempre tranquilli o accondiscendenti.
Una buona leadership richiede anche decisioni difficili, confini e responsabilità.
La differenza è come questi elementi vengono comunicati e gestiti.
Oggi percorsi di coaching e formazione aziendale lavorano proprio su aspetti come comunicazione, ascolto, leadership, collaborazione e consapevolezza emotiva, perché incidono direttamente sulle dinamiche delle persone e dei gruppi.
Molti conflitti sul lavoro non nascono esclusivamente dal problema visibile.
Una mail, una scadenza o una riunione possono essere soltanto il punto in cui emerge qualcosa che si accumulava da tempo.
Il bisogno di essere riconosciuti, la sensazione di non essere ascoltati o magari paure che rimangono inespresse, come quella di perdere autorevolezza.
Quando questi aspetti restano impliciti, il confronto rischia di concentrarsi sulle accuse:
“Tu fai sempre così.”
“Non mi ascolti mai.”
“Non è compito mio.”
“Con lui è impossibile lavorare.”
Imparare a riconoscere ciò che sta accadendo permette invece di spostare il confronto dal giudizio al problema concreto.
Ed è uno dei passaggi fondamentali nella gestione dei conflitti nel team.
Puoi riunire persone estremamente competenti e ottenere comunque un gruppo che funziona male.
Perché un team non vive soltanto di competenze tecniche.
Quando ciò che contraddistingue il lavoro di squadra viene trascurato le persone possono iniziare a lavorare “una accanto all’altra” anziché realmente insieme.
Un buon clima aziendale non significa assenza di problemi, è normale averne, ma va creato un contesto nel quale i problemi possano essere affrontati senza trasformarsi continuamente in tensioni personali.
È qui che un percorso di coaching aziendale può diventare utile.
Non perché debba dire alle persone cosa fare, ma perché può aiutarle a osservare più chiaramente come stanno agendo e comunicando.
Nel lavoro con manager, professionisti e team si può intervenire, ad esempio, su:
Il coaching può creare uno spazio nel quale fermarsi, osservare automatismi e comportamenti e individuare modalità diverse di affrontare le situazioni professionali.
Poichè so quanto questi temi possono essere centrali nella propria vita lavorativa ho previsto percorsi dedicati ad aziende e team attraverso workshop, formazione e team coaching. I miei percorsi sono orientati alla comunicazione interna, alla collaborazione e al miglioramento del clima lavorativo.
Quando una relazione professionale diventa complicata, è naturale concentrare l’attenzione sull’altra persona.
“È troppo aggressivo”
“Non ascolta”
“Non collabora”
A volte queste osservazioni possono essere corrette.
Ma c’è una domanda ancora più utile:
Non possiamo controllare il comportamento degli altri.
Possiamo però lavorare sulla nostra comunicazione, sui confini che poniamo, sul modo in cui reagiamo e sulle scelte che facciamo.
È questo passaggio che spesso permette di recuperare una sensazione di maggiore controllo anche all’interno di situazioni professionali complesse.
Uno degli errori più frequenti è pensare che un buon manager debba essere sempre razionale e distaccato.
In realtà, la consapevolezza emotiva può diventare uno strumento di leadership.
Riconoscere una propria reazione permette di evitare di scaricarla sul team.
Accorgersi della tensione all’interno di un gruppo permette di affrontarla prima che aumenti.
Comprendere che dietro una resistenza può esserci paura del cambiamento permette di comunicare diversamente.
La domanda quindi non è:
“Come faccio a non avere emozioni sul lavoro?”
Ma:
“Come posso evitare che le mie emozioni decidano automaticamente al posto mio?”
Il cambiamento non richiede necessariamente grandi interventi iniziali.
Può cominciare osservando alcune dinamiche quotidiane.
Come vengono gestiti gli errori?
Le persone riescono a dire ciò che pensano?
Un collaboratore può esprimere un problema senza temere immediatamente una reazione negativa?
I responsabili sanno dare feedback?
Le riunioni sono spazi di confronto o semplicemente momenti in cui qualcuno parla e gli altri ascoltano?
I conflitti vengono affrontati o evitati finché diventano ingestibili?
Sono domande apparentemente semplici, ma raccontano molto della cultura di un’organizzazione.
Obiettivi, strategie e competenze tecniche restano fondamentali.
Ma ogni processo aziendale passa, prima o poi, attraverso una relazione tra persone.
Due colleghi che devono collaborare.
Un manager che deve comunicare una decisione.
Un imprenditore che deve guidare il cambiamento.
Un collaboratore che deve esprimere una difficoltà.
Un team che deve trovare una soluzione.
Per questo investire nella comunicazione aziendale, nella leadership e nella gestione delle emozioni sul lavoro non significa occuparsi di qualcosa di separato dalla performance.
Significa intervenire su una delle condizioni che possono rendere il lavoro più efficace, più chiaro e più sostenibile.
Entriamo negli ambienti di lavoro convinti di portare soltanto competenze, esperienza e professionalità.
In realtà portiamo molto di più.
Portiamo il nostro modo di interpretare ciò che accade,il nostro modo di reagire e le nostre paure e aspettative.
Tutto questo influenza le persone che lavorano con noi.
La domanda, allora, non è se le emozioni entreranno in ufficio.
Entreranno comunque.
La vera domanda è:
E soprattutto:
Se sei un professionista, un manager, un imprenditore o vuoi migliorare le dinamiche all’interno del tuo team, un percorso di coaching e formazione può aiutarti a lavorare sulla comunicazione, sulla leadership e sulle relazioni professionali.
Propongo percorsi individuali, workshop e attività dedicate ad aziende e team, costruiti a partire dalle esigenze specifiche delle persone e dell’organizzazione.
Scrivimi su WhatsApp